Scia e muori
3 min read di Matteo Lenardon

Scia e muori

Riaprire gli impianti sciistici in piena pandemia? Legalizziamo l'eutanasia, allora.
Scia e muori

Sono molto depresso questi giorni. Continuo ad aprire i siti di informazione, o a vedere i TG in TV, e occhi tristi mi trapassano. Mi sento giudicato per la mia indifferenza, perché non sto facendo niente per aiutarli. Questi occhi appartengono a persone abbandonate a loro stesse, lasciate in posti così remoti che nemmeno le ONG riescono a intervenire per salvarle. Ovviamente sto parlando degli albergatori di Cortina d’Ampezzo, Madonna di Campiglio, Livigno e delle altre località sciistiche.

Il nuovo governo ha infatti deciso di rimandare al 5 marzo l’apertura delle piste da sci per la paura delle nuove varianti ancora più contagiose e mortali del Covid-19. “Noi come burattini,” dice un gestore di Sestriere, “avevamo venduto migliaia di skipass”. Un esercente funiviario asserisce di rappresentare la categoria “che ha sofferto più di tutti”. Un albergatore di Bormio propone di lanciare una “rivoluzione”.

Sono parole forti, ma possiamo immaginare il dramma che ora staranno vivendo i proprietari di hotel o i gestori degli impianti. Dovranno arrivare alla fine del mese spiegando ai loro figli che la G63 della mamma sarà ancora quella del 2019. E se continuerà così, il prossimo anno dovranno aspettarsi la versione non AMG.

E gli insegnanti di sci? Hanno passato le ultime settimane a depilarsi il petto e spruzzarsi spray autoabbronzante in previsione della ripartenza. Speranza ha pensato a quanto olio di cocco si saranno spalmati fra le palle negli ultimi 20 giorni 14.800 maestri di sci italiani? Il Ministro ha idea dell’indotto creato dalla loro routine di bellezza? Non esiste un Ristori capace di rimborsarli per tutto questo.

Pensiamo anche a quanti, fiduciosi della fine di una pandemia che oggi registra 5 volte il numero di casi visti durante il lockdown totale di marzo 2020, hanno prenotato posti letto e comprato skipass. Tante persone hanno bisogno della montagna per questioni mediche, sappiamo tutti che se le commesse di Sephora non vengono portate almeno per una settimana all’anno sulla neve perdono la capacità di correre e devono essere abbattute per pietà con capsule di ossigeno sparate a 7000 metri al secondo nella testa.

Tutte queste persone stanno soffrendo e l’unica cosa che chiedono per quietare il loro dolore è lasciare morire 1000/1500 persone di più al giorno per i prossimi 6 mesi.

E cosa dicono i poteri forti?

“No”, citando sciocchezze come “gli ultimi 200 anni di ricerca scientifica e medica” o “rimanere in vita”.

Io ho una soluzione. Dobbiamo cogliere questa fondamentale occasione per rilanciare l’economia uccidendo persone, uccidendone ancora di più. Sappiamo tutti come il nostro Paese sia drammaticamente indietro rispetto al resto del Mondo sulla questione eutanasia. Negli anni passati abbiamo visto casi come quello di Eluana Englaro e suo padre, Welby, DJ Fabo e tanti altri. Loro, i loro famigliari e perfino il personale medico che li ha assistiti hanno dovuto sopportare il calvario medico e pure quello giudiziario, con sentenze che hanno impedito per anni lo scollegamento delle apparecchiature che li mantenevano in vita o addirittura accuse di omicidio.

Ecco, perché un anestesista deve essere processato come assassino per aver staccato un ventilatore a un malato di distrofia muscolare, mentre un architetto di Varese può portare la moglie a fare fondo in Alta Badia e aspettare serenamente la sua morte 3 settimane dopo in terapia intensiva? E, in alcuni casi, pure quella di altri parenti prossimi?

Eppure, proprio i partiti di destra e cattolici come Lega, Fratelli D’Italia e Forza Italia - storicamente sempre contro l’eutanasia - vogliono proprio questo. E io sono d’accordo con loro, ma credo pecchino di mancanza di coraggio. Dovrebbero essere più onesti, tirare fuori i coglioni e legalizzare l’eutanasia in Italia, geolocalizzandola fra gli impianti sciistici. E parlo dell’eutanasia vera, non la versione da cazzo moscio che abbiamo in questo momento.

Invece di spendere decine di migliaia di euro per portare mio zio in una clinica di stronzi in Svizzera per ucciderlo, io voglio caricarlo su un Hummer giallo, farlo guidare bombato di Green Gelato e Irish Whisky, farlo pippare dal culo di una prostituta morta e poi legarlo a una vela e una tavola da snowboard e lanciarlo da una pista nera facendogli provare lo snowkite. E non trovo giusto che questo stile di vita possa essere vissuto solo da chi cura la programmazione serale di Rete 4.

Morire dovrebbe essere un diritto aperto a tutti.

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